Parola del mese di ottobre:
– lat. DEPURA’RE composto dalla particella DE di, da indicante separazione e PùRUS puro. – Render puro, togliere ciò che intorbida o contamina.
Iniziamo dal carciofo con la depurazione autunnale, vedremo presto altre modalità per la depurazione stagionale.
Esistono molte varietà di carciofo, in linea di massima si dividono in due grandi gruppi:
In Romagna, in autunno troviamo il carciofo violetto, in diverse varietà, senza spine, di dimensioni medio-grandi. Molto saporiti, teneri e carnosi, sono carciofi ottimi da utilizzare sia crudi che fritti o al forno o in padella.
Consumato già ai tempi dei Greci e Romani, il carciofo è il frutto di una pianta antichissima dalle innumerevoli virtù benefiche. Si tratta infatti di un alimento capace di garantire benessere a diversi organi del corpo, al punto da prevenire persino numerose malattie.
Grazie alla cinarina, presente al suo interno in grandi quantità, il carciofo può contribuire in modo significativo alla salute del fegato e dei reni. Tra le numerose proprietà vanta quelle disintossicanti, depurative, digestive, diuretiche e drenanti. Favorisce la secrezione biliare, la diuresi e la digestione. Elimina le tossine ed è alleato di chi ha bisogno di una mano per perdere peso. È inoltre indicato per chi soffre di colon irritabile ed è in grado di contrastare i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare.
Se si vuole consumare i carciofi crudi, è meglio mangiarli prima dei pasti, con un po’ di succo di limone che permette di conservare la croccantezza e i principi attivi del carciofo che, con la cottura, diminuirebbero. Bisogna però scegliere con cura il prodotto: il carciofo dovrà essere fresco e il gambo si deve spezzare con con la pressione di un dito, ma non si deve piegare. La dose giornaliera consigliata di carciofi crudi per ottenere dei benefici tangibili deve essere di circa 250 grammi al dì.
Viste le sue antichissime origini, il nome del carciofo deriva dal termine arabo kharshùf. Il suo nome scientifico invece, Cynara Scolymus, pare derivi dal mito greco e che prenda il nome dalla ninfa dai capelli color cenere, Cynara appunto: bellissima, con un volto luminoso, la pelle rosata, un portamento elegante, gli occhi verdi con delle sfumature viola Cynara, avendo rifiutato l’amore di Giove, venne trasformata dal dio nella pianta. Per la precisione fu trasformata in un carciofo spinoso in modo tale da essere inavvicinabile da chiunque. Avendo però suscitato l’amore del dio, Cynara, mantenne i “poteri”, che altro non sono quelli che oggigiorno possiede il carciofo. È proprio per questi “poteri” che questo ortaggio viene utilizzato non solo in cucina, ma anche per depurare fegato e organismo.
Oltre a evitare la sua assunzione in caso d’ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, va evitata nelle persone con ostruzione delle vie biliari, in quelle affette da colelitiasi e, vista la generosa presenza d’inulina, va evitato se affetti da fermentazioni intestinali abbondanti. Fare attenzione in gravidanza, durante l’allattamento potrebbe ridurre la portata lattea.